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Agoaspirato Mammella | Agoaspirato al Seno

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L’agoaspirato mammella è una pratica ormai routinaria nella diagnosi senologica e varie sono le finalità per cui può essere eseguita. Di fronte ad una lesione clinicamente, ecograficamente o mammograficamente sospetta, il ruolo dell’esame citologico non può essere certo quello di negare l’opportunità di una biopsia.  Anche in mani esperte e anche se il prelievo è correttamente eseguito, l’esame è gravato da un tasso di falsa negatività in lesioni neoplastiche dell’ordine del 5-10%.

Tale evenienza è legata alla esattezza della sede del prelievo, alla accuratezza del citologo (forme molto differenziate possono essere interpretate come benigne) ed alla disomogeneità dell’architettura neoplastica (il prelievo può avere campionato aree di fibrosi, necrosi, grasso o tessuto normale nel contesto dell’area neoplastica).

La positività citologica invece è in genere un rilievo estremamente specifico, perché il tasso di falsi positivi è da considerare irrilevante : inferiore all’1%. Una specificità così elevata consente di evitare una biopsia di accertamento intraoperatorio quando, come avviene, nella maggioranza dei casi, esiste una concordanza tra positività citologica e positività dell’esame clinico e mammografico; infatti, la possibilità, in questi casi, che non si tratti di un tumore maligno è praticamente nulla e vi è quindi indicazione ad eseguire il trattamento chirurgico definitivo, soprattutto se questo consiste in un trattamento conservativo.

Ciò comporta un duplice vantaggio : da un lato consente un significativo risparmio di tempo (esame istologico al congelatore) e dall’altro permette di conservare intatta l’unità anatomica del quadrante mammario da asportare.

Durante l’agoaspirato alla mammella, in pochi casi, per difficoltà di interpretazione dovute alle caratteristiche del tessuto della mammella o perché la lesione è talmente piccola da non essere riconoscibile, o per errori interpretativi, la mammografia non è in grado di evidenziare il tumore.

Tra un esame e l'altro si possono dunque sviluppare, molto raramente, tumori: in termini tecnici "tumori di intervallo".

È pertanto molto importante che le donne prestino attenzione ad eventuali cambiamenti al seno nell'intervallo di tempo tra due controlli mammografici e che li riferiscano tempestivamente al proprio medico di fiducia.

Il programma di screening mammografico è sottoposto a costante monitoraggio e a continui controlli di qualità, anche al fine di contenere il più possibile la frequenza di questi eventi.

L’ago aspirato al seno è una tecnica diagnostica necessaria per raccogliere cellule da analizzare al microscopio. Si può effettuare con lo stesso scopo e con metodica similare per estrarre materiale dal fegato, dalla bocca, dal collo, dai linfonodi, dalla tiroide, o anche dai genitali. Essenzialmente per il seno, l’ago aspirato viene fatto in presenza di un nodulo sospetto atto a scoprirne la natura, se neoplastica o benigna (una ciste). Può diagnosticare dunque un tumore al seno, un’infezione o anche altre condizioni.

In caso di nodulo mammario o di un’area alterata e non meglio definita, può talvolta essere necessario effettuare un prelievo per studiare le cellule che lo/la compongono e capirne meglio la natura. In questo caso il metodo più semplice ed immediato è l’esame citologico. Questo esame è chiamato Fine Needle Apiration (FNA o anche FNAB o FNAC).

L’ago aspirato al seno è effettuato con un semplice ago da siringa, guidato spesso mediante ecografia, all’interno del nodulo o dell’area di ghiandola meritevole di un approfondimento. Questa metodica è minimamente invasiva e non necessita di anestesia locale. Può essere utilizzata anche per l’agoaspirazione di linfonodi meritevoli di approfondimento sia in sede ascellare che in altre sedi. Se il materiale raccolto è modesto questo viene strisciato direttamente su due o più vetrini, colorato e sottoposto ad esame citologico. Nel caso in cui il materiale sia più abbondante, come ad esempio quando si svuota una cisti, bisognerà prima centrifugarlo.

Verrà poi sottoposto all’esame del citologo che porrà la diagnosi. Una volta fissato e colorato il preparato citologico si può conservare per anni e questo è utile quando ne sia necessaria una revisione (cioè sia necessario effettuare una nuova valutazione del preparato nel tempo), ma è anche un materiale “unico” e limitato a quel poco presente sui vetrini al momento della preparazione.

Il citopatologo nell’esaminare il vetrino valuterà per prima cosa se questo è adeguato per una diagnosi. Infatti talvolta la presenza di un eccesso di sangue nel materiale prelevato, la necrosi del tessuto, una fissazione non perfetta o, raramente, un problema tecnico, possono inficiare l’esame. Altre volte la scarsità o la mancanza di cellule non permette di arrivare ad una conclusione diagnostica. In questo caso il citopatologo si limiterà ad una descrizione di quanto presente sul preparato e concluderà il suo referto con C1 (non adeguato). è compito del clinico valutare se quanto osservato al microscopio è in accordo con l’esame clinico e strumentale ovvero se è necessario approfondire le indagini.




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